16 SETTEMBRE, FESTA DELLE COPPIE FISSE

AUGURI A TUTTI:
OGGI E’ SAN CORNELIO,
IL SANTO PIU’ AMATO DAGLI ITALIANI (E LE ITALIANE…) AMEN!
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ESISTONO DUE ITALIE?

Da ormai parecchi anni sentiamo dire che esistono due Italie (per Bossi anche tre, ma è un’altra faccenda): una berlusconiana becera e fredifraga, l’altra di sinistra integerrima, altruista, minoritaria.
Ho creduto in questa tesi a lungo, ma ho smesso da diverso tempo: non starò qui a fare il lungo elenco di gente di sinistra schifosa che ho conosciuto: leccaculo, opportunista, razzista, corrotta…basti dire che persino MIO PADRE, che è un antiberlusconiano all’ennesima potenza (molto più di me, che considero Berlusconi un sintomo, non il male), poi trova giusto fare il furbo, cercare le scappatoie, ce la con gli immigrati etc…
A fronte di tutti costoro ho anche conosciuto alcuni (pochi) elettori di destra di cui non posso proprio dir male. Perciò, visto che I FATTI per me hanno ancora un peso maggiore delle IDEE, ho messo in discussione quel paradigma.
Nei giorni scorsi ho fatto una visita al blog del mio amico Massimo Messina, consigliatissimo (http://massimomessina.spazioblog.it), dove ho trovato un’intervista al segretario nazionale del Nuovo Partito d’Azione (di cui maxmex è membro). L’intervista riportava anche considerazioni condivisibili, ma a mio avviso calcava molto la mano su questa storia delle due Italie e sparava a zero sui giovani. Ho lasciato un commento, che poi Massimo ha riportato nel forum del N.P.A. insieme alla sua risposta.
La cosa interessante è che, se sul tema giovani vs gerontocrazia un po’ di dibattito c’era, mi pare che sulla ‘differenza antropologica’ tra elettori di centrodestra e centrosinistra NESSUNO (tranne Max) aveva il minimo dubbio.
Allora mi è venuto questo dubbio: non sarà che gli Italiani votano così poco a sinistra proprio perché c’è tutta questa puzza sotto al naso, questo élitarismo?
Sarà un caso o no, se quelli che sono nati come partiti della classe operaia, da oltre vent’anni sono solo i partiti degli intellettuali? Sarà un caso se ora che sono un disoccupato che sgomita per un posto precario, confrontandosi con sindacati semimafiosi e Pubbliche amministrazioni indecenti, mi sento più lontano dai partiti e le organizzazioni in cui ho sempre militato, rispetto a quando ero un neolaureato avviato alla libera professione?
A mo’ di appendice, riporto il mio ultimo post lasciato sul blog di Messina. Snafutz a tutti.
Su tua segnalazione ho letto gli interventi pubblicati sul forum e, a essere sincero, non mi sono affatto piaciuti: mi sembrava un copione già lettnei vari partiti di sinistra che ho frequentato in passato: settarismo, voglia di mettersi in mostra e la solita mania di fare l’esegesi delle sante parole del capo (sono stato  sempre in area comunista e lì queste tendenze arrivano all’ennesima potenza, ma non mancano nei Verdi e nel Pd che conosco bene da esterno).
A parte la pedanteria sulle contrapposizioni antropologiche, con tanto di superflua etimologia greca, i partecipanti al forum credono davvero di essere migliori perché sono antiberlusconiani? Non voglio essere troppo duro: anch’io ho avuto ed ho questa tendenza, ma la mia analisi è fondata sulla critica situazionista al dominio spettacolare (spero tu abbia avuto tempo e voglia di documentarti sul situazionismo, io non posso spiegartelo in una mail!)  e non posso non vedere che il problema va ben al di là del pecoreccio o del malcostume: gli antiberlusconiani che usano questi argomenti mi paiono tanti Savonarola e mi fanno terrore.Questa sinistra abbonda di maestrini,ma le sue aule sono vuote.Se compiacersi del fatto di essere intelligenti tra gli analfabeti fa felice questi maestrini, ebbene è proprio ciò che vuole il dominio spettacolare: questa critica, anche se fondata, diventa roba buona per riviste semestrali e, gradualmente, gli intellettuali di sinistra divengono scimmie ammaestrate da far esibire negli stessi salotti televisivi che criticano: chi pubblica i loro libri, chi distribuisce i loro film? E poi hanno il coraggio di criticare chi scimmiotta i vip?Ma quella non è che idolatria e guarda che non c’è differenza tra idolatrare Bonolis, la mummia di Lenin, Umberto Eco, polverosi libri di Parri o le parole del segretario Quartana. Il guaio è sempre la sostituzione della verità dei fatti, con il simulacro della realtà: la realtà, come ha scritto Zizek,è il feticcio della ‘postmodernità’: tutti la invocano, ma col solo fine di costruire uno schema,una categorizzazione che dovrebbe ‘imprigionarla’; ma non c’è.In questo la postmodernità e ancora positivista,ottocentesca e idealista: non ha imparato che non c’è modo di ridurre il molteplice ad uno, di decidere dei fondamenti etici una volta per tutte. Guai! Non c’è l’elettore di destra col suv cattivop e quello con la R4 di sinistra buono. E, credimi, E’ MEGLIO COSI’

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IL METODO HAIKU (un post lasciato a Franco, da usare come appunto mentale su Issa)

Beh, io sono spigoloso sin da bambino, dopo che l’atteggiamento degli adulti e degli altri bambini verso di me era radicalmente mutato a cambiato a causa del mio handicap.Sincero, invece, lo sono per scelta.Non significa,però,che dico tutto quello che mi passa per la testa, anche perché ho scopertro che, per lo più, la prima cosa che mi passa per la testa NON E’ MAI quella che penso VERAMENTE. Quindi, davanti alle affermazioni degli amici, tendo problematizzarle, a seguire qualche associazione che, alla fine, di solito mi porta a quel che penso.Perciò, se mi dici che intendi ‘filtrare’ di più le tue conversazioni, sono daccordo; ma se intendi fare discorsi più neutri,credo sia un errore. Siamo troppo abituati a vedere le cose in modo semplificato e per me è un dovere non cedere a questo andazzo.Ovviamente si possono dire banalità anche parlando dei massimi sistemi e cose complesse partendo dal quotidiano: non è un problema di tematiche, ma di metodo.  Potremmo chiamarlo il metodo haiku: l’haiku deve esprimere senso in uno spazio e in un canone stilistico molto rigido.A chi non ha confidenza con la poesia, un haiku sembra solo un innocuo quadretto, una poesia per bambini, infatti i cattivi imitatori di haiku (occidentali) scrivono cose di questo genere, in realtà il vero poeta haiku è un osservatore che coglie in un’immagine la verità di un’illuminazione.Non è un poeta che costruisce metafore, è un poeta che scopre metafore nascoste in ciò che vede.

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IL PASSERO E IL SUO DOPPIO

Visto che non vado ai monti o al mare da dodici anni, ma mi piace comunque godere della luce e dell’estate anche qui nella mia pianura, ho preso l’abitudine di stare un po’ seduto sul tetto su cui il balcone della mia stanza accede direttamente.
Da alcuni giorni notavo una fastidiosa girandola di mosche attorno a una gronda del lato sud, ma non ci badavo più di tanto.
Ieri, tuttavia, non so in virtù di quale sussulto di aria o d’acqua, carsico moto o sussulto misterioso, si presentò ai miei occhi la vera causa di quell’odioso ronzare: come colato direttamente dalle viscere di quel mostro di ferro, sbucava dalla feritoia della gronda il corpo martoriato d’un passero.
Dapprima volli credere, sperai, che fossero solo foglie unite in un’unica poltiglia, ma scesi comunque in cerca di qualcosa per estrarre quel misterioso oggetto, trovando solo un paio di vechie forbici grandi ormai fuori uso, ma utilizzabili come pinze.
A un secondo sguardo fu chiaro che si trattava proprio del corpo martoriato di un passero. Non osavo tirarlo con le mani, troppo impressionato, ma neppure volevo martoriarlo ulteriormente con lr forbici. Dopo aver tagliato un po’ di piume (tutte raccolte nel vasetto che avevo preparato per il corpicino, mi misi a fare leva con le fobici per allargare un poco la fessura di ferro e poi spingere dall’alto al basso il cadavere, che infine scivolò docilmente.
Il corpo del passero era abbastanza ben conservato, ma come riarso, mummificato. Forse, rinchiuso in quella gabbia di ghisa, era stato sottratto al sole e agli insetti e i batteri che l’avevano aggredito avevano avuto tempo di decomporre le parti esterne maggiormente visibili; anzi, forse alcuni loro enzimi avevano contribuito alla conservazione. Così speravo, almeno…
Speravo (e spero), perché c’è un ipotesi peggiore: che l’uccellino fosse morto da poco, ma dopo una lunga agonia, per fame.
Nel mio giardino e sul tetto della casa nidificano moltissimi uccelli, di tutti i tipi, ed è normale per me sentire il rumore del loro indaffararsi e battibeccare sopra la mia testa. I primi anni mi sembrava una cosa stranissima: non capivo l’origine di quell’incessante sinfonia di ticchettii, grattatine, cigolii metallici, come se il tetto si stesse lentamente crepando!
Col tempo ci feci l’abitudine ed ora le sento solo per modo di dire, è come un rumore di fondo per me.  Così quel passerotto, caduto dal nido, potrebbe ben essere scivolato nella gronda ed essere sopravvissuto per giorni. La gronda ha ben tre pieghe a gomito  e probabilmente, in un primo momento, si sarà fermato alla prima e avrà tentato la risalita: dai e dai, spingi e spingi, picchiava a ripicchiava contro quell’angolo, non capendo o non sapendo curvare, sinché, sempre più frenetico e agitato, uno dei suoi tentativi non l’ha spinto più giù; poi un altro, ancora più giù, all’ultima curva. Qui giunto, toccato il fondo,  avrebbe potuto trovare la via di fuga, se la gronda fosse stata come quelle di una volta, con un bello sbocco circolare, ma no! Lì la bocca si serra in un ghigno malefico, più stretto che alla cima.
Il passero avrà sentito l’aria, avrà spinto il corpicino verso quella feritoia in un ultimo slancio disperato, ecco la coda è fuori, un pezzo d’ala pure, ma… quel buco troppo stretto stritola l’addome di un animale già pressocché disidratato e me ne fa scoprire la prigionia, troppo tardi ahimè…
Non so quali esequie si diano nel mondo di Simiurgh, Signore degli uccelli, e ripiego sulle mie: recupero una zappa, scavo una piccola buca, ci metto i poveri resti della creatura, ricopro con la terra e ci metto una piastrella, onde evitare che cane e gatte vadano a disturbare il suo sonno…
Già, solo scrivendo di quella bestiola capisco: si può cadere in un piccolo cunicolo, non importa che sia profondo, ma che sia un cunicolo, con quella curvatura insidiosa… e i nostri disperati sforzi di uscire ci fanno sbattere contro lo stesso ottuso dolore, scivoliamo sempre più giù, curva dopo curva e non è affatto detto che giunti al fondo troveremo l’uscita: per uscire, in realtà, bisogna imboccare la curva, saper svoltare.

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APPUNTO PER LA RICERCA DELLE RADICI 1: LATO PATRILINEARE

I TOZZI [D’LURIAN]
Giovanni Pietro (1596)
Andrea (1654)
Francesco (1684)
Andrea (1722)
Giovanni (1777)
Domenico (1794)
Lorenzo (1831)
Domenico [Eugenio] (1883)
Lorenzo [Luigi] (1931)
Pablo (1979)
Da ciò arguisco: che quella di avere figli in tardaa età è una tradizione di famiglia (cui fa eccezione un Tozzi Giovanni che ebbe un solo figlio a diciassette anni, ma deve essere morto poco dopo) e che avere un nome ed essere chiamati con un altro è un vizio (o meglio, un’altra tradizione, visto che accadeva quando – dopo il battesimo – moriva qualche parente. Il vivo scaccia il morto, si sa).
La ricerca non è poi così difficile: i Tozzi hanno abitato un piccolo borgo della Toscana per  secoli, sposandosi sempre con donne del posto (aiiuto, chissà quante tare genetiche avrò!).
Per lavorare, però, sono sempre emigrati: Corsica, Londra o (assai più raramente) Americhe e Maremma. Considerato che il mio inglese è nullo, opto necessariamente per la Corsica…
Mestieri: carbonai, taglialegna, ambulanti, mercanti di stoffa e, ovviamente… contadini e mezzadri!
Ricostruire il ramo di mia nonna materna sarebbe altrettanto semplice, se non fosse che le mie fonti non si degnano di citare le donne se non sporadicamente.
I rami materni, invece, sono decisamente più complicati: contadini della bassa, decisamente più propensi a incrociarsi con famiglie diverse.
In ogni caso, anche se mi definisco ‘uomo di pianura e di palude’, credo proprio di essere figlio dell’Appennino tosco-emiliano!

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IL PIRLA

Prima di chiudere gli occhi mi hai detto pirla,
una parola gergale non traducibile.
Da allora me la porto addosso come un marchio
Che resiste alla pomice. Ci sono anche altri
pirla nel mondo ma come riconoscerli?
I pirla non sanno di esserlo. Se pure
ne fossero informati tenterebbero
di scollarsi con le unghie quello stimma.

EUGENIO MONTALE.

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CERVELLI ALL’AMMASSO

Ieri sera siamo stati insieme alla festa dell’unità, a tenere un banchetto di Emergency.
Pardon: alla Festa Democratica.  Solo che, pur chiamandosi Festa Democratica, praticamente ci lavorano solo gli ex diessini, gli altri si vedono ben poco.
Ero felice di dividere quest’esperienza con una persona che amo e con cui so di poter dividere (una volta tanto) anche i miei ideali.
Non che fosse una cosa eccezionale: si trattava solo di lavorare a un banchetto per tre ore, ma con lei mi piacerebbe fare volontariato o politica attivamente. In vita mia ho sempre avuto momenti o di forte militanza o di riflusso e ripiegamento nella sfera sentimentale, non ho mai trovato il modo di unire le due sfere, innamorandomi quasi sempre di donne aliene alla politica.
Così, se alla lunga la politica mi sembrava mancare di poesia, l’amore col tempo diventava leggermenye soffocante e soprattutto artificioso nella sua pretesa di escludere il mondo: che senso ha amarsi, se due persone da questa relazione non traggono nulla da dare agli altri, nazi magari creano sofferenze?
Sopratutto ero felice perché, non ostante l’avanzata inesorabile di una voglia di omologazione e normalizzazione, c’era colore, diversità. Una diversità che va difesa, perché i bigotti (quelli che non fanno l’amore, ma scopano; quelli che tengono in piedi il matrimonio per salvare le apparenze; quelli che ti misurano dal peso del portafogli) vogliono eliminarla, con le buone o con le cattive: coi quiz, la tv spazzatura, gli incoraggiamenti e le pacche sulle spalle a chi ‘veste come noi, quindi è dei nostri’, o con i manganelli, i giri di vite e i licenziamenti (o la non assunzione) delle ‘teste calde’.
Ieri alla festa ho trovato un vecchio insegnante, l’unico che fosse di sinistra in quella scuola scialba e classista: lui non ha votato e Beppe Grillo è il suo Said Baba. L’ho un po’ aggreedito: ‘Si è pentito dinon aver votato o no?’ ‘E perché? Tanto chi avrebbe vinto?’ ‘Intanto avete ottenuto che questo è il prima Legislatura della storia repubblicanasenza rappresentanti della sinistra!’
‘Embé, amme che me frega, io non sono mai stato di sinistra!’
MAI STATO DI SINISTRA??? Guardo quell’uomo, uno che per cinque anni ho sentito pontificare come fosse il generale Giap (e che ascoltavo solo io, mentre per gli altri era una figura folkloristica), che si lamentava sempre del clima di destra imperante, ora mi sta dicendo che NON E’ MAI STATO DI SINISTRA???
L’unica cosa che riesco a dirgli è: ma lei non era dei Verdi? ‘Infatti, i Verdinon sono mai stati di sinistra ed io sono usciti perché non dovevano andare con la sinistra: né di destra, né di sinistra!’ ci manca appena che aggiunga ‘I verdi devono essere apolitici’. Non lo dice, ma lo pensa. Alla fine salta fuori la prosopopea di Grillo, l’unico che dice la verità in Italia, blàblàblà e fugge prima che possa rirompergli il naso che si è rotto da se quarant’anni fa.
Insomma, non so a voi, ma a me questa politica della non politica fa molta più pèaura della destra al governo. Anzi, ne è l’altra faccia: Berlusconi ha fatto politica per quindici anni cavalcando l’antipolitica e Bossi ne è, nientemeno, l’inventore. il piano di rinascita democratica di Licio Gelli mirava, tra l’altro, alla fine dei partiti di massa e alla loro sostituzione con dei club, allo screditamento dei sindacati, alla concentrazione dei mezzi di comunicazione. Vi sembra noto? Pensate che sia solo il disegno del cattivissim o $ilvio, che la pidue volesse solo mafiosi cattivoni col sigaro, mentre superBeppe è buono perché non vuole ideologia, ma solo onesta gente e società civile? Poveri ingenui!!
‘valutare se le attuali formazioni politiche sono in grado di avere ancora la necessaria credibilità esterna per ridiventare validi strumenti di azione politica.
In caso negativo usare gli strumenti finanziari stessi per l’immediata nascita di due movimenti: l’uno sulla sinistra e l’altro sulla destra. Tali movimenti dovrebbero esserefondati da altrettanti clubs promotori composti da uomini politici ed esponenti della società civile in proporzione reciproca da 1 a 3 ove i primi rappresentino l’anello di congiunzione con le attuali parti e i secondi un collegamento col mondo reale.
Tutti i promotori debbono essere inattaccabili per rigore morale, capacità, onestà e tendezialmente disponibili ad un’azione pragmatistica con rinuncia alle consuete e fruste chiavi ideologiche. Altrimenti il rigetto da parte della pubblica opinione è da ritenersi inevitabile.’
(Piano di rinascita democratica, Procedimenti, punto 1, Atti della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla P2, Allegati, serie II^, , vol III°, tomo VII°-bis, Roma 1985)

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DUE BLOG DA SEGNALARE

Segnalo con gioia che anche il mio amico maxloren ha scoperto le magagne di Grillo, più questioni che a me erano sfuggite e segnalo volentieri il suo post sul tema:

http://facciamocisentire.spazioblog.it/141645/BEPPE+GRILLO+LIBERO+O+CONTROLLATO%3F.html?#c157515

Inoltre, mi sono imbattuto in un blog giuridico. Anche se il diritto fa ormai parte del mio passato, è un blog ben fatto e che, soprattutto, cita chiaramente le proprie fonti. L’indirizzo è:

A presto bimbe e bimbi
http://infodirittopenale.spazioblog.it

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VARIAZIONI QUANTISTICHE SU UN TEMA DATO

Ho preso il brutto vizio di restare sveglio di notte molti anni fa, troppi.
A tenermi sveglio allora era un’ansia, una frenesia, l’urgenza di capire, di apprendere. Non consumavo le mie notti leggendo, ma ascoltando la radio, leggendo più libri contemporaneamente, iniziando a studiare lingue o discipline che poi abbandonavo, ascoltando cd di ogni tipo, guardando film, scrivendo lettere, disegnando… Nel disordinato intrico in cui perdevo il sonno e le energie, si affastellava di tutto, quasi a casaccio.
Forse per questo i miei sogni furono sempre molto fertili: mi addormentavo, non di rado all’alba, carico di simboli e di idee che nel sonno sembravano prendere una forma più precisa.
Al risveglio, l’ansia di comprensione era la stessa della notte, ma col tempo iniziai ad avere l’impressione che proprio nel sonno si sviluppassero le mie intuizioni più profonde.
Col tempo, rinnegato l’uomo ideale di Pascal (che non dovrebbe mai dormire), iniziai a prestare attenzione al mio sonno e ai miei sogni.
Ho scoperto, così, di avere un’altra vita, una vita onirica, non meno ricca e complessa di quella reale. Ero cosciente di sognare ‘a puntate’ dall’età di quattordici anni, ma solo dieci annidopo mi sono reso conto che tutti quei sogni, messi in fila, componevano come un mosaico, un mosaico di cui mancano molti pezzi, certamente: non ricordo tutti i sogni e quelli che ricordo, anche se sono molti, non li ricordo quasi mai per esteso, eppure c’è una nota di fondo che mi colpisce: i miei sogni sono dominati dall’ ‘altrimenti’, come se mi mostrassero come sarebbe stata la vita se avessi fatto, in un dato momento, una scelta diversa. Ovviamente faccio anche sogni meno impegnativi: tornare a fare la maturità, fsogni erotici e persino i numeri del lotto, o sogni ‘intellettuali’: sogno interi concerti, risentendo musiche che conosco (e con stereo e radio spenti!) o calcoli su calcoli, o sogno di leggere libri, ne vedo pagine intere… ma la nota dominante resta sempre quell’ ‘altrimenti’.
Talora è un altrimenti nostalgico, talaltra felice; a volte è un’alternativa dolorosa, a volte felice.
Anche se ogni sogno si riferisce a scelte che ho realmente compiuto, al risveglio mi resta il dubbio che, in verità, quel sogno parli di altro, magari di una scelta più vicina nel tempo, oppure no, forse è prprio dello scegliere che parla: tra le diverse interpretazioni quantistiche del tempo, ve n’è una secondo la quale, ogni volta che compiamo una scelta, l’universo si scinde in base a tutte le possibili alternative. Si tratta, ovviamente, di un processo a catena, giacché ogni nuova scissione dà vita a una dimensione in cui sono possibili infinite altre opzioni et cetera.
Saremmo, così, sia liberi che schiavi: liberi di scegliere, eppure ogni nostra scelta sarebbe necessitata o, meglio, sarebbe necessario che quella scelta venisse fatta in una ed una sola particolare dimensione.
La teoria, in sé, non mi pare affatto irragionevole, c’è sempre una cosa però che mi rende quasi impossibile prenderla seriamente in considerazione: come possiamo stabilire cosa sia veramente una scelta? Intendo una scelta rilevante, ovviamente.
E’ possibile che, nell’economia del cosmo, la scelta di scendere dal letto in un certo modo (che a malapena può definirsi una scelta, dato che è praticamente istintiva), sia equivalente a quella di avere o non avere un figlio, dichiarare una guerra o stipulare un trattato di pace etc.? Questo limitandoci alle sole scelte umane, dando per buona l’idea cartesiana (assai dubbia) che gli animali sono come macchine.
Insomma: quando decidiamo veramente, nella nostra vita, quale principio etico ci salva dall’indistinzione?
Una cosa è certa: quel poverino che mi sta sognando ora, tra poco si sveglierà con un gran mal di testa!

Bye  bye

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INFINITE DIVAGAZIONI, UN’UNICA VIA.

Ieri sera, dopo un aperitivo e una passeggiata nel parco, abbiamo deciso di andare in una gelateria vicino al mio ex posto di lavoro (dovrei dire piuttosto di ”volontariato”, visto che in sette mesi non ho mai visto il becco di un quattrino!).
Era incredibile la quantità di persone accalcata fuori dalla gelateria e per tutta l’isola pedonale. Occhio e croce l’incasso della serata dovrebbe bastare al gelataio per l’intero mese (non ho dubbi che lui negherebbe: ”piàns Gavìč, chi ghè mor’la pégra!”).
Purtroppo, in quella calca, sia per fare lo scontrino, sia per conquistare i nostri due coni, mi sono trovato di fronte un collega della mia ex, suo amico. Sono queste le circostanze in cui scopro il lato positivo dell’essere< orbo: puoi avere appiccicato a te uno stronzo e fingere di non vederlo.
Lui, invece, mi guardava insistentemente, con evidente dispetto: il dispetto di un bramano odi un visya che si trovi fianco a fianco a un paria ”Disdicevole!”
Uscendo da lì, pensavo <che il miodivorzio dalla professione, al di là delle circostanze accidentali che l’hanno occasionata, era del tutto inevitabile.
Non avevo il look, il linguaggio, le abitudini, i gusti (dovrei dire i ”disgusti”, dato il burinismo diffuso nella classe forense), il viso lampadatissimo (vere ”facce di bronzo”!) che l’ambiente esige e, oltretutto, mi porto dietro un vistoso bastone bianco (il mitico SICURLINE che annuncia il mio arrivo con macabro ed implacabile ticchettio…)

In verità, è un problema che ho riscontrato anche in ambienti completamente diversi. Durante gli anni dell’Università, ad esempio, mi capitava spesso di capitare tra umanisti di tutti i tipi, i quali, conversando con me, dapprima mi riconoscevano come ”uno dei loro”, ma non appena scoprivano che ero un miserevole studente di giurisprudenza aspirante direttore di carcere, restavano delusi.
Spesso mi sono sentito dire ”non l’avrei mai detto” o ”come mai”, una volta persino ”Strano! Ti facevo più colto”. Ai tempi stavo al gioco e cercavo di difedere una categoria cui ancora non appartenevo, portando vari esempi di ”legulei” appartenuti al mondo della cultura, per quanto non mi sfuggisse che erano entrati nell’Olimpo, proprio perché NON avevano proseguito la via intrapresa…

In fondo, anche allora, chi mi trovavo di fronte? Studenti fuoricorso, scrittori che pubblicavano per editori minuscoli, gente wche sgomitav per un posto da ricercatore, attori che dovevano fare i conti cpon uno dei sistemi teatrali più dissestato d’Europa, insegnanti precari e non …
Ovunque, ormai, c’è una gran calca, e ogni tribù ha rigidi riti di iniziazione.
Lo vedo bene anche ora che sto cercando lavoro nei settori più disparati, scoprendo, per fare un esempio assurdo, che la mia maturità classica, nella graduatoria per un posto da assistente di segreteria, mi vale ben 9,5 punti (il punteggio, infatti, dipende dalla votazione finale), mentre la mia laurea solo 2 (perché, valendo solo come ”altro titolo di cultura”, il voto di laurea è ininfluente!)

In fondo so che se non facessi sempre tutto di testa mia, avrei la vita più semplice: ho sempre studiato, ma riservando la mia passione ai miei (sconclusionati9 studi da autodidatta, piuttosto che a quelli ”istituzionali”; ho rifiutato proposte vantaggiose solo per istintiva e non altrimenti motivata antipatia verso docenti universitari o avvocati, ho scelto di ficcarmi nei guai per seguire amori chimerici e cose simili.
Insomma, non ostante tutti i miei tentativi di addomesticare la mia mente, non sono ancora capace di fare scelte sufficientemente razionali. In un certo senso, questo dipende dal fatto che non riesco a persuadermi del fatto che conta ciò che si fa, mentre credo sia essenziale il ”come”.
Certo, è un’idea romantica, ma è poi vera? Sono proprio sicuro che la mia autorealizzazione non dipenda da obiettivi professionali, ma esclusivamente dal rispetto per ciò che più profondamente sento? Davvero sono convinto che basti accettare un solo compromesso, per ritrovarsi schiavo di una serie infinita di altri, sempre più sgradevoli? Non è per caso una scusa da anima bella, per restare immobile?

Tra i discepoli del Buddha ve n’era anche uno piuttosto stupido, di nome Myōga, il quale non riusciva a comprendere il significato dei sūtra, per quanto li leggesse e rileggesse. Allora il Siddharta gli disse” Myōga, sei troppo stupido per capirli, ma non ti preoccupare: va’ all’ingresso della città e pulisci le scarpe della gente che viene” e quello così fece per dieci, vent’anni, sinché raggiunse l’illuminazione, divenendo uno dei più grandi discepoli di Gotama.
Questo perché l’illuminazione non conosce una sola via, ma ha un solo metodo: la concentrazione e la fede.
Io sono sempre stato disperso, disintegrato anzi, in infiniti rivoli, universi di discorso. In una cosa, tuttavia, rpongo il mio impegno e la mia fede, giorno per giorno. Non ho la costanza di Myōga, per resistere a mille altri richiami mondani (non ho sufficiente coraggio), eppure credo che alla fine, vedrò il senso emergere dal mio lavoro come il profilo di una nuova terra …

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